“Sono entrato, la stanza buia, il cuore che mi batteva forte. Vedendomi in volto sapevano chi ero, io invece mi sentivo invisibile fin quando ho aperto la porta del separé e me li sono messi.”
Così mi raccontava un medico di Roma che di giorno si muoveva tra le corsie d’ospedale e di notte esplorava i lati più nascosti del desiderio avendo persino fondato una dark room. Diceva della sua fortuna di non provenire dal bisturi, ma da un paio di pantaloni in pelle. Non se ne separava mai, soprattutto nelle occasioni importanti, era il suo segreto, una cosa strana, al pari di una fonte di potere difficile da spiegare, attribuiva proprio a loro l’essere diventato agiato.
Non so se l’attività in questione esista ancora, ma tra chi come me lo poteva ritenere un semplice capo d’abbigliamento e chi per lui lo viveva come un simbolo di libertà, la nostra conoscenza, avviatasi per raccontarmi dell’inaugurazione del locale, si concluse senza troppi complimenti.
Della stessa magia però avevo letto anche anni prima, alle scuole medie, su di una rivista che raccontava l’avanzata di una rocker, una ragazza la cui svolta a livello di carriera era attribuita a un paio di pantaloni in pelle.
Decisi, un decennio e più dopo, di voler mettere alla prova le due suggestioni di cui sopra nel business, storie vere o leggendarie che fossero. Per questioni economiche non potevo partire subito dai pantaloni e partii con alcuni modelli di scarpe specifiche, seppur sempre in pelle. Fu, senza giri di parole, un periodo sterile.
Dopo, cambio di direzione. Alcune cose chiedono fedeltà soltanto, del resto, non logiche di mercato.
Ascoltare il richiamo che continua.
Da dove tutto è cominciato.
E basta che siano manufatti definiti, saldi, forma funzione, non roba per cui c’è chi si riempie la bocca di maestria e poi non ci sono neppure i tagli a incorporarsi per bene.
Programmi supportati
Entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello degli ordini, l’azienda (DIMAME S.R.L.) che commercializza i pantaloni e gli altri capi CIEVI ROMA provvederà a destinare una percentuale non superiore all’1% dei propri profitti a un’organizzazione internazionale impegnata nella conservazione e diffusione delle arti marziali tradizionali come strumenti educativi, culturali e di crescita personale, o ad altra organizzazione non-profit se questa non più attiva o idonea. L’ente individuato promuove programmi sportivi e formativi rivolti ai giovani, iniziative di empowerment sociale e progetti culturali legati alle discipline marziali, con particolare attenzione ai contesti svantaggiati. L’importo esatto della donazione sarà indicato nella nota integrativa del bilancio annuale.
Il mondo Dimame
Creiamo e miglioriamo prodotti per sport e tempo libero in base a come li useremmo davvero noi, stagione dopo stagione.